MODENA


Piazza Grande vuol dire Modena. E Piazza Grande vuol dire cattedrale. Il duomo della città estense non ha certo bisogno di presentazioni. Candido e affascinante, è la 'perla', fin dal 1100, della piazza. E non può dunque che partire da qui il nostro intinerario, all'ombra della Ghirlandina, la torre campanaria alta bel 88 metri che è il simbolo della città (tra l'altro custodisce anche la copia della 'secchia rapita' cantata da Alessandro Tassoni) e che sarà elegante e punto di riferimento della visita. Entriamo nella cattedrale. Due, tra i tanti da citare, i capolavori: il pontile e l'ambone. Quando la scultura raggiunge tali vertici è impossibile non restare a bocca aperta. Ma ugualmente belli sono il grande presepe in terracotta, la tomba di san Geminiano nella cripta, le altre opere di Anselmo da Campione e di Wiligelmo.
Il tempo stringe e dobbiamo lasciare questo tempio meraviglioso, ma non dimentichiamoci di visitare l'attiguo museo lapidario, con centinaia di reperti romanici e preromanici. Rieccoci dunque in piazza. Qui si svolgevano, e si svolgono ancora, mercati, incontri, feste. Il palazzo comunale, di origini romaniche ma praticamente ricostruito nel Seicento, è l'altro prestigioso inquilino di piazza grande. Celebri i portici, lo scalone e la scala del fuoco, splendidamente affrescata, con il grande camino che forniva le braci per permettere agli ambulanti di resistere ai rigori invernali mentre sostavano in piazza grande per vendere mercanzia e bestiame.
Nell'angolo destro un altro simbolo della città estense, la 'Bonissima', che immortala una figura femminile mai identificata, ma a cui i modenesi tengono particolarmente. Superiamo, dopo un saluto alla statua del Tassoni, la via Emilia, arteria indispensabile per il funzionamento del cuore modenese e, senza rinunciare a passeggiare per qualche metro sotto i portici ben curati e affollati di gioventù, prepariamoci ad imboccare la cinquecentesca via Farini, una delle strade più eleganti del centro modenese, che taglia da nord a sud un dedalo di viuzze ricche di negozi d'antiquariato e di invitanti ristorantini. Una breve deviazione sulla destra ed eccoci in corso Canal Grande, davanti alla chiesa di San Vincenzo, tempio ottocentesco degli Estensi, che qui riposano nella grande cappella mortuaria. Ritorniamo verso via Farini e i suoi portici costeggiando l'imponente teatro comunale ed eccoci, dopo aver superato la chiesa di San Giorgio, al cospetto dell'enorme complesso del palazzo Ducale. La reggia voluta nel 1634 da francesco I d'Este, oggi sede della prestigiosa Accademia militare, sta subendo un delicato e lungo restauro che lascia comunque trasparire tutto il fasto dell'edificio. Il cortile d'onore in perfetto stile barocco, le loggie e il salottino d'oro sono i 'gioielli' di questo poderoso impianto visitabile però solo la prima settimana di novembre quando anche i 'cadetti' fanno festa grande. Dietro al palazzo che ospita oltre 1500 persone, si apre un vastissimo giardino con la celebre palazzina di Gaspare Vigarani, oggi sede di interessanti mostre. E a proposito di natura eccoci a concludere la nostra visita proprio nell'orto botanico, tra piante rarissime e composizioni 'verdi' al quale si accede al lato destro di palazzo Ducale (in corso Canal Grande) e che è stato disegnato fedelmente sulla pianta del giardino estense.



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