GORO
Posto a quasi 12 km dalla foce del Po di Goro, il paese di Goro (da Gaurus, nome di un ramo medioevale del Po) si è sviluppato tra l’argine del fiume, a nord, e il dosso che portava all’attuale porto-canale, a sud. Il suo territorio si trova sotto il livello del mare, con quote che variano da -40 cm fino a -110 cm, fatto testimoniato dagli alti argini che si notano nei dintorni dell’abitato.
Già nel tardo medioevo il Po di Goro rappresentava un’importante via di comunicazione fluviale fra il mare e l’entroterra. Goro nasce, quindi, alla foce del fiume come insediamento a vocazione portuale e militare.
All’epoca della costruzione della tenuta estense di Mesola, il porto era situato nei pressi della cinta muraria. Dall’inizio del ’600 il porto fluviale di Goro si spostò progressivamente verso sud-est, seguendo il rapido avanzamento della linea di costa causato dal Taglio di Porto Viro. Nei primi anni del ’700 la linea di costa era giunta all’altezza dell’attuale abitato di Goro (Dosso del Fortino, ora vie Brugnoli e Battisti), nello stesso tempo iniziava la formazione dell’attuale Sacca. I persistenti conflitti tra Repubblica di Venezia e Santa Sede portarono alla costruzione di due fortini difensivi, uno veneziano sulla sponda nord del fiume e uno papale su quella sud; quest’ultimo fortino divenne poi il centro del paese di Goro, inizialmente formato da capanne di pescatori. Nel 1872 una rotta del Po allagò le valli e diede una nuova configurazione geografica alla zona.
All’inizio del ’900 Goro si è trasformato da centro fluviale mercantile a centro peschereccio; a questo periodo risale lo sviluppo dell’attuale porto lagunare, affacciato all’omonima Sacca e posto in corrispondenza della foce dell’antico Po di Goro, corrispondente all'attuale 'Po Morto'. Negli stessi anni la pesca in Sacca, in valle e sottocosta è divenuta la principale risorsa dell’economia e, con il boom della vongola filippina degli anni ’80 e il conseguente aumento di manodopera in tale settore, si ebbe la diminuzione degli addetti alla pesca tradizionale e alle attività agricole.
Attualmente nel porto di Goro staziona una delle maggiori flotte pescherecce dell’Alto Adriatico, con oltre un migliaio di pescatori. Ma il vero patrimonio di Goro risiede, probabilmente, nell’unicità e varietà degli ambienti naturali che ancora oggi si conservano nel suo comprensorio: Po di Goro, golene e isole del Po di Goro, Valle Dindona, Sacca di Goro, Scanno di Goro.
Mercato del pesce di Goro
Fino agli anni ’30 del Novecento il principale mercato del pesce del Delta del Po era quello di Goro. Nel periodo antecedente la costruzione del Mercato Ittico Comunale di Goro (1983), la contrattazione della merce itticola veniva diretta da un astatore, il quale dichiarava il prezzo massimo (in scudi e baiocchi: 1 scudo = 5 lire, 5 baiocchi = 1 lira), calando poi di scudo in scudo. Quando l’acquirente riteneva il prezzo adeguato, bloccava la contrattazione con un cenno della testa o dicendo cià. Oggigiorno si utilizza il cosiddetto metodo della contrattazione ad “orecchio” o a “sussurro”: gli acquirenti annunciano sommessamente il prezzo d’acquisto al venditore il quale, al termine delle contrattazioni, cede la merce al miglior offerente.